pensare a me stessa, prima di aiutare gli altri.

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Non piangevo mai, non mi perdevo d’animo. Dovevo solo essere al 100% per gestire la situazione e dare quell’aiuto che nel mio piccolo potevo donare: tanto affetto, tanto Amore.

Un solo sorriso di mia madre era per me un regalo. Non mi disperavo, eppure stava morendo la persona che più amavo al Mondo.

Ero sola. Comunque ero forte. E per un pò di tempo ho avuto la convinzione che questa esperienza così drammatica, dovesse – per forza – racchiudere anche qualcosa di utile e di educativo. E così avevo il desiderio e anche un pò la presunzione, di utilizzare la mia esperienza per fare “qualcosa di buono”. Non pensavo di salvare il mondo, ma di aiutare persone in difficoltà, che avessero, come mia madre alla fine, bisogno anche solo di un sorriso per stare meglio.

Avevo grandi idee: corsi di medicina, rapporti medico/paziente, councelor, aiutare gli ammalati… Nulla di tutto ciò ho fatto. Perchè ad un certo punto sono ritornata ‘umana’, recuperando quindi le primarie debolezze della natura umana.

Le necessità erano mutate: dovevo aiutare me stessa, prima di aiutare gli altri.

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